To be or not to be

Potente, risolutivo, controllabile, superiore, formidabile, sono solo alcuni aggettivi utilizzati per esprimere l’efficacia marziale di questa stupenda disciplina. Di natura plastica, duttile, nel corso dei secoli i maestri che ne hanno rappresentato la grandezza sono stati capaci di migliorare ed inglobare sempre più tecniche e sistemi incrementandone l’efficacia, portandola ai massimi livelli. Ciò che si pratica oggi, diversamente da quanto si pensa, è la somma risultante di tutte le esperienze che questa disciplina ha incamerato nella sua vita. La vera forza di questo sistema risiede infatti nel restare aperto e mutevole alle nuove sollecitazioni. Il numero di forme e di tecniche non è altro che la testimonianza di quanto detto ora. Con diversi nomi e tecniche, al tempo immature, dal combattimento corpo a corpo questa disciplina è evoluta sino ad avere nei programmi di studio combattimenti contro più avversari e l’utilizzo di diverse armi. Possiede una difesa ed un attacco eccellente, modi e sistemi consolidati e vincenti. Se ben studiata e applicata la sua difesa è simile ad un muro di fuoco, un rovo di spine, un gorgo d’acqua; il suo attacco ad una frusta, ad un maglio d’acciaio, al vento polare. L’efficacia risiede nella risoluzione, riuscita, l’espletamento, dell’azione compiuta in virtù di ciò i veri maestri abbandonano, correggono, i sistemi inefficienti per realizzare il vero Tao della loro opera.

Sapere e saper fare

Partendo dal presupposto che non esiste uno stile o un sistema più forte di un altro ciò che resta, che fa la differenza, è l’abilità dell’allievo nel saperne sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità. A poco o niente serve l’aver un arma se non la si sa usare. Nell’atto dello scegliere un arma per aver salva la vita la prima cosa che bisognerebbe chiedersi è quale di queste è la più idonea per la situazione che devo affrontare non qual è più letale in quanto essendo armi ottengono tutte lo stesso fine. Tra le varie tecniche di pugno: qual è il più efficace? Che sia tirato con una tecnica dello stile del nord o del sud poco importa. Se non comprendi quanto dico hai di fronte il tuo limite. Quando la tecnica è ancora oscura è priva di efficacia. Piccola digressione… I Samurai erano soliti combattere con due spade aventi lunghezze diverse. Pur essendo maestri di spada e devoti alla propria arma ne riconoscevano il limite. Uno risiedeva nella lunghezza che, se utile nei luoghi aperti, diventava svantaggiosa negli ambienti stretti. Il Samurai che si trovava a combattere nei corridoi dei castelli o delle case che impugnava una spada lunga era ostacolato nei movimenti dalla stessa che urtava contro le pareti favorendo l’avversario con l’arma più idonea all’evenienza. Da ciò si desume che oltre a dover saper usare un arma, o una tecnica, è altrettanto necessario conoscere quando non bisogna usarla. Il limite dell’allievo è superabile grazie all’aiuto di un vero maestro ma se il limite è nutrito o imposto dallo stesso maestro esso risulterà insormontabile.